“Buongiorno, e benvenuti alle celebrazioni per l’81° Anniversario della Liberazione.
Grazie della vostra presenza: significa molto.
‘L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’.
Ho deciso di inaugurare il mio intervento citando la Costituzione, per richiamare dei concetti tanto preziosi, quanto – purtroppo – attuali.
È il mio nono discorso per il 25 Aprile; nei primi anni da Sindaco, mi sono domandato come si potesse calare tale celebrazione nei nostri tempi, ovvero in un’epoca in cui il Fascismo non rappresenta una minaccia.
Tristemente, numerosi conflitti bellici hanno reso tale risposta più semplice del previsto.
La verità è che abbiamo un disperato bisogno del 25 Aprile.
Ci occorrono i suoi valori, ad illuminarci.
Ma, più di tutto, servirebbe da parte nostra riflettere sull’essenza di questa giornata: ovvero, cercare unità e superare divisioni.
Siamo purtroppo molto lontani da tale forma mentis.
Partiamo dalle guerre in corso, il che spiega anche perché abbia voluto aprire con quelle parole.
Viviamo i conflitti come dei tifosi. Si tifa Ucraina o Russia, si tifa Israele o Palestina: potrei proseguire, ma ci siamo capiti.
Di più: non ci limitiamo ad essere dei semplici tifosi; siamo degli ultras, sfegatati e intolleranti verso la controparte, alla ricerca di qualsiasi pretesto pur di farne una questione politica, pur di denigrare.
Sarò strano, ma a me pare che non dovrebbe esserci dibattito: l’unica presa di posizione dovrebbe essere contro la guerra.
Anziché propendere per l’una o per l’altra fazione, dovremmo convergere tutti – uniti e inorriditi – nel condannare fermamente qualsiasi conflitto armato. La fortuna di non essere da decenni terreno di battaglia, non deve farci dimenticare gli orrori, gli abomini, le devianze che ogni guerra, inevitabilmente, reca con sé.
È su questi temi che vorrei che ci scaldassimo, che prendessimo una posizione forte ed appassionata.
Veniamo alla celebrazione odierna.
Dirò una verità scomoda, che molti pensano, ma che pochi ammettono: il 25 Aprile è una festa politicizzata.
Inebria la Sinistra, viene sopportata dalla Destra.
La Sinistra l’ha fatta sua: sbagliato.
La Destra glielo ha permesso: sbagliato.
La Sinistra si è impossessata di questa giornata, e la Destra ha preso le distanze, per reazione.
Così, principi che dovrebbero essere universali e condivisi, divengono motivo di divisione e di lontananza.
È tutto assurdo. Non può, una giornata come il 25 Aprile, avere colore, avere bandiere di partiti. Se proprio un colore deve esserci, se proprio una bandiera deve sventolare, che sia il tricolore, e null’altro!
Invece, siamo riusciti a far diventare persino questa giornata motivo di divisione e di separazione: non capisco, non lo accetto!
Seriamente, pensate che ci sia qualcuno, sano di mente, che desideri un ritorno del Nazismo? È stato uno dei momenti più vergognosi e rivoltanti della storia dell’Umanità!
Ma l’opposto del Nazismo qual è? Il Comunismo? La Sinistra? Suvvia.
L’opposto del Nazismo è il rispetto, è il buon senso, è la applicazione dei valori più nobili, è la condanna degli estremismi.
Sento e condivido lo sdegno verso gli orrori dei campi di concentramento.
Non sento analogo ribrezzo verso quanto perpetrato dai regimi totalitari di Sinistra.
E ancora: sento trasporto verso la Giornata della Memoria, ma quando arriva il Giorno del Ricordo mi tocca leggere revisionismi o distinguo. Per cui, se certe barbarie le compie una fazione, giustamente, c’è dissenso; se la compie un’altra, partono i cavilli.
Siamo riusciti nell’impresa di far sì che i martiri nei lager siamo morti di Serie A, quelli nelle foibe siano morti di Serie B, perché in effetti – dicono i presunti esperti – bisogna “analizzare il contesto politico”.
No, signori: gli estremismi vanno condannati, tutti.
Le guerre: condannate, tutte.
Gli orrori: condannati, tutti.
Ogni volta che discutiamo di questi temi, ed inseriamo dei “se” o dei “ma”, stiamo sbagliando, e sbagliando di grosso. Perdiamo di vista il senso, il significato, gli insegnamenti.
Quindi sì, il 25 Aprile è ancora, assolutamente, attuale. I suoi valori sono lì, a indicarci la via.
Capire l’essenza – la vera essenza – di questa giornata, però sta a noi.
A tutti noi.
Grazie e buona Festa della Liberazione!”
La galleria fotografica è disponibile sulla Pagina Facebook del Comune.